No, ma venite pure a disturbarmi. Venite quando volete. Venite pure con le scarpe sporche quando ho appena pulito i pavimenti, venite ad aprire le scatole che ho appena riordinato, venite pure a sconvolgere gli ordini precostituiti. Che certe volte mi sembra di prendere e rimettere a posto i caratteri mobili di un'intera pagina, di quelle che si stampavano con la tecnica di Gutenberg. E quella pagina è la mia vita e quei caratteri mobili sono le mie poche credenze, i pochi quadratini che sapevo dove andavano. Che casa si scrive casa e no saca. Che io voglio la mia pagina. E invece voi arrivate e fate come se foste a casa vostra, prendete il mio cuore e lo prendete e lo scrutate e gli date qualche colpetto per vedere come funziona. Che volete vedere se ce l'ho il cuore, se non sono davvero una stronza che panta rei e buonanotte ai suonatori. E qua non rei un cazzo. Sta tutto lì e si mescola. I pavimenti, le scarpe sporche, le scatole e le cinquemila cose che ci sono dentro. Le mie pagine curate con tanta attenzione e i caratteri mobili che sono mobili perché si possono scambiare e non perché si possono buttare a terra e muoverli pure un po' con i piedi. E io adesso cosa devo fare? Come devo guardarvi? Devo mettere la sicura alla porta, sigillare le scatole? Cosa devo fare? Ditemelo voi che entrate con le scarpe sporche, cosa devo fare. Ditemelo voi che vi presentate col vino buono alla porta e io ho iniziato giusto il giorno prima quel ramadam utile agli esami nefrologici e al senso di colpa. Ditemelo voi. Sono qui, se mi cercate, sotto quella pioggia che è dentro, ma che oggi fa un'eccezione ed esce. Braccia lungo i fianchi e capelli che colano pioggia sul viso.
Lo so che del post di ieri non si capisce una mazza. E non c'è niente da capire. Vado in palestra e sono vintage dentro. Ecco tutto.
Il Petroliere non è un film da vedere se il tuo morale non è il massimo. Ma diciamo che è utile lo stesso per capire la miseria umana. Ma io non scavo pozzi di petrolio. Amaramente bello.
sabato 6 febbraio 2010
venerdì 5 febbraio 2010
CI SIAMO FATTI PIU' FIGHETTI
Qui l'inverno batte ancora sulle tende ed entra nelle giacche. Meglio non guardarlo nemmeno, il calendario. E questo tempo usiamolo per darci delle nuove regole, per darci dei nuovi ritmi. Quello che ci resta è cambiare il layout del blog, ma la voglia sarebbe quella di mettere quell'abito a fiori, quello leggero, quello che era per i boulevards.
Nuove regole, dicevamo. La palestra per la prova costume. Il ramadam per il rispetto che covo per la nefrologia e per il toratoratora nemmeno troppo sommesso che mi ripeto ogni volta prima di dirigermi verso la suddetta palestra. Che indossare delle scarpe da ginnastica datate 1994 dà quel tono sufficientemente distaccato dalla moda sportiva e dimostra da solo l'indomabile passione per l'attività fisica, oltre che per il vintage. Unico neo, delle scarpe da pallavolo con una suola di calcestruzzo non sono amiche della colonna vertebrale. Meno adipe e più torcicollo.
Basta prendere una strada mai percorsa, solo per il gusto di farlo, per vedere dove si arriva. Che non te l'aspettavi, che non me l'aspettavo, che le persone serie tracciano segmenti definiti. Da A a B, nel minor tempo possibile. E non mi serve una macchina fotografica per ricordarmi che non c'è un momento migliore di questo. E non ci saranno delle parole più belle, dei sorrisi più veri. Ce ne saranno altri. E basta. E non bisogna aspettarli, metterli da parte. Si deve toccarli, strapparceli di dosso fino a che non rimane niente. Che ce ne saranno altri. E basta.
E comunque il blog dalla spa ne è uscito così. Che quello verdognolo aveva stufato un pochetto. Il linguaggio html è certamente affascinante, ma è una vera palla. A sto punto imparo il giapponese, così mi leggo Murakami in lingua originale.
Nuove regole, dicevamo. La palestra per la prova costume. Il ramadam per il rispetto che covo per la nefrologia e per il toratoratora nemmeno troppo sommesso che mi ripeto ogni volta prima di dirigermi verso la suddetta palestra. Che indossare delle scarpe da ginnastica datate 1994 dà quel tono sufficientemente distaccato dalla moda sportiva e dimostra da solo l'indomabile passione per l'attività fisica, oltre che per il vintage. Unico neo, delle scarpe da pallavolo con una suola di calcestruzzo non sono amiche della colonna vertebrale. Meno adipe e più torcicollo.
Basta prendere una strada mai percorsa, solo per il gusto di farlo, per vedere dove si arriva. Che non te l'aspettavi, che non me l'aspettavo, che le persone serie tracciano segmenti definiti. Da A a B, nel minor tempo possibile. E non mi serve una macchina fotografica per ricordarmi che non c'è un momento migliore di questo. E non ci saranno delle parole più belle, dei sorrisi più veri. Ce ne saranno altri. E basta. E non bisogna aspettarli, metterli da parte. Si deve toccarli, strapparceli di dosso fino a che non rimane niente. Che ce ne saranno altri. E basta.
E comunque il blog dalla spa ne è uscito così. Che quello verdognolo aveva stufato un pochetto. Il linguaggio html è certamente affascinante, ma è una vera palla. A sto punto imparo il giapponese, così mi leggo Murakami in lingua originale.
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